Utilizziamo i cookies per garantire la funzionalità del sito e per tenere conto delle vostre preferenze di navigazione in modo da offrirvi la migliore esperienza sul nostro sito. Inoltre ci riserviamo di utilizzare cookies di parti terze. Per saperne di più consulta le nostre Privacy Policy e Cookie Policy. Continuando a navigare sul sito, l'utente accetta di utilizzare i cookies.

Perseguitava la ex fidanzata. Il racconto allucinante della vittima...

Nel tardo pomeriggio di alcuni giorni fa i Carabinieri dell'Aliquota Radiomobile della Compagnia cittadina sono intervenuto in questo corso del Mezzogiorno, su segnalazione di un Sottufficiale in servizio presso lo stesso Reparto che aveva assistito alla violenta aggressione verbale di un uomo nei confronti di una giovane donna visibilmente agitata e in lacrime. Il pronto intervento del Sottufficiale e dell'equipaggio ha impedito all’uomo di allontanarsi, permettendo così di identificarlo in F.B., foggiano di 36anni. L’uomo è stato accompagnato negli uffici del Comando Provinciale per gli accertamenti del caso, all’esito dei quali è stato dichiarato in arresto perché ritenuto responsabile di stalking. Dalle indagini condotte nell’immediatezza è infatti emerso un triste quadro, fatto di soprusi e violenze, che la malcapitata era stata costretta a subire nel corso di una relazione sentimentale avuta con il Brescia, iniziata nell’estate del 2017 e durata solo pochi mesi, e cioè fino a quando la giovane aveva deciso di interromperla proprio a causa della morbosa gelosia del fidanzato. Da quel momento era quindi iniziata una serie di soprusi da parte del suo aguzzino, che non si rassegnava alla fine della loro storia insieme. Innumerevoli minacce telefoniche, anche di morte, in ogni ora della giornata, anche sul luogo di lavoro, “avevano piegato” la donna alla volontà del suo ex di incontrarla, soprattutto per la paura di ritorsioni sui componenti della propria famiglia. Numerosissime erano state anche le aggressioni fisiche subite dalla giovane, con conseguenti lesioni anche sul viso, che non passavano inosservate a parenti e amici. Lo stato di sottomissione in cui era sprofondata la poveretta l'aveva poi portata addirittura a giustificare i segni delle violenze patite con improbabili scuse inventate volta per volta. A nulla erano valsi i tentativi di sfuggire al proprio persecutore. Nonostante avesse cambiato anche il numero del telefonino il 36enne era comunque riuscito a rintracciarla, rendendole la vita ancor più impossibile, arrivando persino a chiuderla a chiave in casa la sera, portandole via il cellulare, le chiavi della macchina e, naturalmente, quelle di casa, per poi “liberarla” al mattino seguente ma solo per andare al lavoro. Infatti, una volta che la vittima, barricatasi in casa, si era rifiutata di aprirgli la porta e di rispondergli al telefono, il persecutore, usando un grimaldello, le aveva spostato l'auto in mezzo alla strada, costringendola così a scendere per rimediare all'ingorgo del traffico che ne era seguito. A questo punto non gli era stato particolarmente difficile impossessarsi delle chiavi dell'appartamento. Il crescendo delle violenze aveva poi avuto il suo culmine la sera prima dell'intervento dei Carabinieri, quando la donna, raggiunta mentre era a bordo della propria autovettura, era stata inseguita e speronata dall’aggressore per costringerla a fermarsi. Solo per fortuna la vittima era riuscita a guadagnare la fuga, rifugiandosi dai propri genitori. Nel corso delle attività che hanno poi portato all'arresto, sono anche state trovate e sequestrate sia la chiave artigianale usata per spostare l'auto in mezzo alla strada, sia una mazza del tipo da baseball utilizzata dall'arrestato in un'altra occasione per minacciare la ragazza tentando anche di mandare in frantumi il vetro dell’autovettura nella quale si era rifugiata dopo l’ennesima violenza. L’uomo è stato portato alla Casa Circondariale di Foggia, ove tuttora è ristretto, avendo il GIP del Tribunale di Foggia accolto le richieste cautelari della Procura della Repubblica, che ha sposato appieno le risultanze investigative dei Carabinieri. Foto: repertorio

Pubblicità 2

Pubblicità

Pubblicità 4

Pubblicità sinistra 3